pane carasatu

Il pane carasatu, è un tipico pane sardo, diffuso in tutta la Sardegna.

Alcuni ritrovamenti archeologici fanno pensare che fosse prodotto già nell'età del bronzo, questo ci fa capire l’antichità della sua origine .

Una leggenda racconta che furono le Janas,( le fate), ad insegnare a una donna l´arte di fare il pane carasatu. Nel segreto di una caverna fu fatto il primo impasto, nella purezza incantata dell´acqua sorgiva.

 

Qui le Janas affidarono alla donna la "matrice", il fermento originario, da tramandare di famiglia in famiglia per svelare agli uomini la maternità del pane. La fusione dell´impasto con gli elementi primordiali della creazione: Acqua e terra (farina), aria e fuoco, da vita a questo particolare prodotto della cucina sarda.

Si tratta di un pane molto croccante, la cui preparazione, in passato ed ancora oggi, consiste in un vero e proprio rito familiare..

Esistono molte varianti, tradizioni familiari o paesane sulla preparazione dell'impasto, sulla lavorazione e sulla cottura che determinano sfumature di sapore, di consistenza della sfoglia e di dimensione.

La sua preparazione prevede diverse fasi di lavorazione.

 

La prima fase e tradizionalmente avviene prima del sorgere del sole. S’inizia con la preparazione dell’impasto unendo i vari ingredienti e lavorandoli energicamente su un tavolo. La pasta fresca viene schiacciata, allargata con la pressione dei pugni e riavvolta su stessa, viene aggiunta l'acqua e manipolata con forza fino a che l'impasto risulti liscio. Una volta pronto, l’impasto viene lasciato lievitare ricoperto con teli di lana. Una volta avviata la lievitazione, l'impasto viene suddiviso in parti regolari, che vengono arrotondate, infarinate e riposte canestri e avvolte tra le pieghe di teli di lana o di lino per farli riposare ancora, in modo che la lievitazione possa continuare. Una volta lievitata, la pasta viene lavorata con piccoli mattarelli in legno e con i polpastrelli delle mani, infarinata in continuazione, appiattita ed allargata a formare dei dischi dal diametro variabile a secondo le località. I dischi vengono depositati sulle pieghe di speciali panni di lana. Questi vengono poi srotolati nel momento del loro utilizzo.

 

La cottura avviene nel forno, dove il fuoco deve raggiungere una temperatura stabile tra i 450° e i 500°. La fase della cottura dei pani avviene dopo che le braci sono state spinte da una parte. A questo punto inizia la fase della prima cottura. Il forte calore rigonfia la foglia in poco tempo formando una palla. L'aria al suo interno inizia ad espandersi, determinando la separazione dei due strati. Una volta sfornato il disco di pasta presenta le due facce ,ormai distaccate, che vengono separate velocemente con il coltello.

 

Questa operazione richiede molta maestria ed esperienza. I dischi che rappresentano il prodotto finale hanno una faccia liscia ed una ruvida. La fase finale prevede una seconda infornata necessaria a completare l'intero processo. Sos pizos uno per uno vengono rimessi dentro il forno per la cottura finale detta “sa carasatura”, ed è proprio da questo termine che deriva il nome di pane “carasatu”.

 

A secondo dei gusti le sfoglie vengono lasciate nel forno per un tempo più o meno lungo. Man mano che le sfoglie escono dal forno, vengono impilate in grossi cesti di asfodelo (isportas). Questi caratteristici cesti sono spesso alti fino ad un metro, vengono avvolti in speciali panni e viene sistemato sulla sommità un peso, di solito un'asse in legno di forma rotonda o dei panni in modo da pressare un po' le sfoglie.

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